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Impolveratrici

Impolveratrice

Descrizione
Le macchine per la distribuzione delle polveri sono semplici attrezzature, generalmente portate dal trattore, dove la distribuzione del prodotto è affidata ad un getto d’aria che ha il compito di proiettare la polvere sulla vegetazione da trattare.

Le impolveratrici sono composte da una tramoggia, da un ventilatore, da organi di adduzione e di distribuzione, da un telaio con i relativi attacchi per il sollevamento o il traino e per il collegamento alla presa di potenza per l’azionamento dei meccanismi.

Nella tramoggia è generalmente presente un sistema agitatore-trituratore interno per permettere alla polvere di arrivare con regolarità sul flusso d’aria. Il ventilatore in genere è del tipo elicoidale o centrifugo. Negli ultimi anni, di pari passo con la “riscoperta” dello zolfo sia in agricoltura convenzionale che biologica, si è avuto anche un ammodernamento delle macchine impolveratrici, con la sostituzione dei vecchi modelli, nei quali l’estrazione della polvere avviene solo per gravità, con sistemi dotati di estrazione meccanica o, meglio ancora, pneumatica.

I vantaggi dati da queste due tipologie sono rappresentati da una migliore possibilità di dosaggio e dal fatto che la polvere non viene direttamente in contatto con il ventilatore, un aspetto importante con lo zolfo il quale, essendo infiammabile, potrebbe dare vita a fenomeni di autocombustione.

Nelle macchine ad estrazione pneumatica una piccola parte del getto d’aria è utilizzato per creare turbolenza dentro il serbatoio, mentre il flusso principale, attraverso il tubo di lancio, trasporta sulla coltura la miscela aria- polvere. La regolazione dell’efflusso della polvere avviene manipolando opportunamente le aperture situate tra il serbatoio e il tubo di passaggio della corrente principale.

Commento
Un certo numero di prodotti fitosanitari sono commercializzati come formulati polverulenti e devono quindi essere distribuiti con apposite macchine dette impolveratrici.

Tra questi prodotti il più importante è certamente lo zolfo in polvere, un efficace fungicida polivalente (in particolare antioidico) la cui utilizzazione è consentita anche in agricoltura biologica.

Con i trattamenti in polvere la percentuale di prodotto che non raggiunge il bersaglio (il cosiddetto “off-target”) può essere molto alta e per questo motivo le macchine possono essere dotate di sistemi che migliorano l’efficacia di distribuzione e l’adesione del prodotto sulla vegetazione.

Un primo sistema consiste nel rendere umida la polvere all’atto dell’applicazione, attraverso la contemporanea polverizzazione tramite il getto d’aria di una vena di acqua che può anche contenere sostanze adesivanti. In questo caso l’acqua è contenuta in un serbatoio separato da quello delle polveri e arriva in depressione alla camera di miscelazione dove, finemente polverizzata, si unisce alla polvere.

In altri casi, una pompa separata, dello tipo di quelle montate sulle macchine irroratrici, porta il liquido ad ugelli pneumatici posti a livello delle “bocchette” di distribuzione della polvere. Un secondo sistema, invece, riguarda l’applicazione del sistema elettrostatico, dove le particelle vengono caricate elettrostaticamente, in analogia con altri sistemi di origine industriale e in simili soluzioni già ampiamente sperimentate sulle macchine irroratrici.

Le particelle di polvere così caricate, sembrano in grado di aderire meglio alla vegetazione per attrazione elettrica e sono in grado di percorrere il tragitto tra erogatore e vegetazione riducendo la possibilità di formazione di aggregati di dimensioni maggiori di quelli ottenuti all’uscita degli ugelli, per la repulsione reciproca delle particelle stesse indotta dalla omogeneizzazione della carica elettrica.

I due sistemi descritti (elettrostatico e di bagnatura) possono pure essere presenti contemporaneamente.

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