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Piattaforme agevolatrici per la raccolta,
la potatura ed altre operazioni colturali

Piattaforme agevolatrici

Descrizione
Per sopperire alla pericolosità, alla faticosità e allo scopo di abbreviare i tempi di lavoro sono stati messi a punto diversi tipi di piattaforme agevolatrici elevabili, particolarmente impiegate nelle colture arboree che prevedono la fruttificazione ad altezze elevate.

Tali mezzi meccanici agevolano le operazioni colturali attraverso l’avvicinamento dell’operatore alle chiome, dove gli interventi vengono effettuati manualmente o con l’impiego di piccole attrezzature a meccanizzazione intermedia.

Tutte queste macchine sono state progettate principalmente per poter operare su forme di allevamento appiattite, ma possono trovare impiego anche in forme più espanse.

Sul mercato si riscontrano prevalentemente due tipologie di agevolatrici: semoventi e trainate.

Attualmente si stanno diffondendo maggiormente quelle semoventi poiché, nonostante un costo di acquisto superiore, presentano notevoli vantaggi legati alla loro maggiore manovrabilità ed affidabilità. Difatti, sono progettate per contenere il più possibile l’ingombro trasversale (rapporto passo/carreggiata < 0,9-1,3), hanno un piccolo raggio di sterzo che migliora la manovrabilità in fase di lavoro, possono essere introdotte negli impianti senza rivoluzionare le forme di allevamento. La carreggiata è mediamente di 1,5 m con un ingombro massimo laterale di 3,5 m. La lunghezza massima può raggiungere i 6 m e l’altezza, compresi i parapetti, i 3,5 m. Le caratteristiche costruttive e le modalità di funzionamento non si differenziano molto nei vari modelli di macchine. Sono dotate di motori di potenza compresa generalmente tra 5 e 30 kW. Vi sono anche carri dotati di doppia motorizzazione, che prevedono l’impiego di motori endotermici per il trasferimento aziendale e di motori elettrici per la raccolta in campo. Il motore elettrico, che consente una autonomia di 12-14 ore con assorbimenti di circa 1,5 kW/h, ha consentito di eliminare e/o ridurre le problematiche connesse ai gas di scarico, alla rumorosità ed alle vibrazioni. Le macchine più moderne sono dotate di trazione idrostatica su tutte e 4 le ruote con variazione continua della velocità di avanzamento. Le 4 ruote motrici, spesso tutte direttrici ad assali indipendenti, permettono svolte a raggio ridotto (con angolo di sterzo di 90°), per facilitare le svolte al termine del filare e, talvolta, di effettuare spostamenti laterali (“sterzatura a granchio”) che consentono di avvicinarsi alle piante in diagonale. La sterzatura sui carri raccolta più recenti si ottiene con idroguida sull’asse anteriore mediante una leva posizionata sotto il volante.

I carri sono generalmente caratterizzati da due gamme di velocità:

  • una velocità minima da 0 a 1,5 Km/h per le operazioni di raccolta e di potatura;
  • una velocità per i trasferimenti aziendali, in genere non superiore a 15 km/h.

La portata complessiva delle macchine è variabile e comunque in genere è dell’ordine di 4 t. Le agevolatrici sono dotate in genere di piattaforme di lavoro in cui trovano posto gli operatori. Una o entrambe le piattaforme di lavoro possono essere sollevabili (i modelli più diffusi prevedono una pedana anteriore fissa ed una posteriore mobile) per poter arrivare alle parti più alte delle piante.

Le piattaforme elevabili sono sollevate attraverso comandi di tipo idraulico per lo più tramite pistoni oleodinamici e cinematismi a pantografo. Esistono anche dispositivi di sollevamento costituiti da cremagliere fissate in corrispondenza dei montanti laterali delle piattaforme. Queste sono mosse da alberi a vite senza fine azionati da attuatori idraulici.

Il sistema è molto più sicuro rispetto al cinematismo a pantografo; si elimina completamente il rischio di cesoiamento e schiacciamento determinato dal punto di intersezione tra le due barre (normalmente protetto con teli che sono soggetti frequentemente a rotture).

Inoltre in caso di calo improvviso della pressione idraulica (rottura manicotto o calo di potenza), per evitare il problema della caduta della piattaforma, non occorre ricorrere alle valvole di blocco (che creano non pochi problemi di dimensionamento e surriscaldamento del circuito). Il sistema infatti consente il blocco della piattaforma in discesa, in quanto la cremagliera non scende sull’albero a vite senza fine se esso è fermo e si arresta spontaneamente. L’altezza delle pedane può variare, a seconda dei modelli, da 1,5 m fino a circa 3 m, consentendo di raggiungere agli operatori altezze di raccolta di 4,8 m – 5,2 m. Le pedane sono solitamente traslabili lateralmente e quindi allargabili ad ala tramite si-stemi di scorrimento su apposite guide per consentire il massimo avvicinamento dell’operatore. Nella frutticoltura collinare e montana trovano applicazione i carri agevolatori equipaggiati con dispositivi autolivellanti.

Attraverso la gestione elettronica di un impianto idrostatico viene conservato il piano di lavoro in posizione orizzontale anche su terreni declivi, risolvendo problemi di raccolta con pendenze sia longitudinali sia trasversali che possono arrivare al 30-40%. Le piattaforme destinate alla raccolta sono dotate generalmente di sistemi di carico, scorrimento e scarico automatico dei bin (cassette pallettizzate o cassoni).

Nella parte anteriore vengono alloggiati i bin vuoti e in quella posteriore quelli pieni che sono lasciati sul campo grazie a dispositivi di scarico automatico con elevatore idraulico (muletto a forche). Sulla stessa macchina può essere previsto un impianto ad aria compressa per il collegamento di forbici o di seghetti pneumatici.

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