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Spandiconcime centrifughi

Spandiconcime

Descrizione
Macchina operatrice per lo spandimento sul terreno dei fertilizzanti e materiali correttivi solidi (polverulenti o granulari). Può essere utilizzato anche per semine a spaglio (es. cover-crops). Gli organi caratteristici sono tramoggia, agitatore, dosatore, distributore. Sono trainate o portate e azionate dalla p.d.p. del trattore. Hanno tramogge tronco-coniche rovesce con capacità variabile da 0,5 a 1,5 m3. Il loro azionamento richiede una potenza di 5-8 kW. La velocità di avanzamento varia da 6 a 12 km/h. Quando sono utilizzati granuli di grandi dimensioni raggiungono una larghezza di lavoro di 10-12 m.

Esistono le seguenti tipologie di distribuzione centrifuga: A piatto ruotante - L’organo distributore è costituito da un disco (o due) dotato di moto rotatorio (regime fra 320 e 700 giri/min). La faccia superiore del disco presenta un’alettatura radiale. Il concime cade in quantità dosata su di essa e viene proiettato dalle alette, per effetto della rotazione, su un largo fronte.

A tubo oscillante - L’organo distributore è rappresentato da un tubo, forato lateralmente, dotato di moto oscillatorio trasversalmente alla direzione di avanzamento. Il concime granulare viene sparso per effetto della forza centrifuga su una larga fascia di terreno.

Commento
Rappresenta la tipologia di macchina distributrice più diffusa grazie all'economicità e velocità di impiego, dovute alle maggiori larghezze di spandimento.

In A. B. si pone un problema di messa a punto di queste tipologie di macchine dove l'omogeneità della distribuzione trasversale dipende dalla forma del diagramma distributivo. Quest'ultimo parametro è infatti descritto per le principali tipologie di fertilizzanti, mentre va verificato empiricamente quando si impieghino formulati commerciali di nuovo tipo, che in A. B. vanno rapidamente diffondendosi (ad. esempio concimi organo-minerali).

Per quanto riguarda l'impiego di mezzi tecnici per la fertilizzazione in A.B. giova ricordare che il Ministero per le Politiche Agricole e Forestali (MiPAF), sentite le istanze degli operatori del settore, ha pubblicato una Circolare esplicativa con l’obiettivo di affrontare proprio questi temi (Circolare MiPAF n. 8 del 13 settembre 1999). La Circolare ministeriale, che si pone l’obiettivo di realizzare un quadro di insieme delle normative di settore, è composta da una parte introduttiva e da due tabelle allegate, delle quali la prima è la più corposa. negli allegati viene proposta una “lista positiva”, ovvero un prospetto dove vengono considerati esclusivamente i fertilizzanti ammessi all’impiego in agricoltura biologica. Di conseguenza, ciò che non è espressamente citato non è ammesso. Tra i fertilizzanti esclusi figurano quelli (inorganici ed organici) prodotti con materie prime non elencate nell’allegato IIA del Reg. CEE 2092/91, come, ad esempio, tutti i concimi inorganici azotati o gli ammendanti a base di leonardite. Inoltre, sono stati esclusi tutti i prodotti che, pur ottenuti a partire da matrici citate nell’Allegato IIA del Regolamento per il biologico, non sono considerati fertilizzanti ai sensi della Legge n. 748/84. Tra questi, per fare ancora quale esempio, rientrano i prodotti contenenti o costituiti da alghe.

Tutti i fertilizzanti previsti negli allegati alla Circolare devono rispettare i requisiti della Legge n. 748/84 quali modo di preparazione, componenti essenziali, titolo in elementi nutritivi, solubilità, ecc. Inoltre, i fertilizzanti elencati nei citati allegati dovranno simultaneamente possedere gli eventuali ulteriori requisiti (opportunamente specificati sempre nella Circolare) necessari a rendere adatto il mezzo tecnico impiegato in agricoltura generale all’uso in agricoltura biologica.

A titolo di esempio si consideri il caso dei concimi fosfatici, per i quali viene imposto il limite per il Cd (90 mg kg-1 di P2O5) che non è previsto dalla normativa per agricoltura generale. Sempre nelle tabelle allegate vengono anche precisate le possibilità di impiego in agricoltura biologica dei reflui zootecnici e delle acque di vegetazione e delle sanse dei frantoi oleari. Come è noto, tali biomasse, impiegate comunemente per la gestione della fertilità del suolo, non sono prese in esame dalla Legge n. 748/84. Le modalità del loro utilizzo sono regolate da specifiche norme che la Circolare, volendo indicare il quadro normativo di insieme, ha richiamato.

Con la promulgazione della Circolare viene previsto che i produttori che intendono produrre fertilizzanti conformi ai dettami richiesti, abbiano la possibilità di etichettare i fertilizzanti con una dicitura che esplicita l’ammissibilità all’impiego in agricoltura biologica. Naturalmente, la dichiarazione in etichetta impegna il produttore a rispettare tutti i requisiti richiesti ed il sistema pubblico di controllo ad eseguire le necessarie verifiche, e ad irrogare le previste sanzioni in caso di mancato rispetto di quanto dichiarato.

Inoltre, nella Circolare viene chiesto a chi produce e/o commercializza fertilizzanti per agricoltura biologica di depositare presso l’Istituto Sperimentale per la Nutrizione della Piante (ISNP) di Roma, preventivamente alla messa in commercio di uno specifico mezzo tecnico, un dossier contenente indicazioni relative alla gestione ed alla verifica della qualità del processo produttivo e del prodotto nonché un facsimile dell’etichetta del fertilizzante. All’ISNP è stato attribuito il compito di pubblicare periodicamente un albo, fruibile da tutti gli operatori del biologico, dei fertilizzanti ammessi all’impiego in agricoltura biologica e dei relativi produttori.

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